categoria:politica, politica e potere, violenza politica
Il progetto di legge sui Dico intende regolare alcuni diritti, doveri e facoltà di persone, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale. Costituire un Dico sarà altamente conveniente. Per la pensione di reversibilità, per il diritto a concorrere alla assegnazione degli alloggi pubblici, per il diritto a non essere spostato dalla propria residenza in relazione al rapporto di lavoro, per la concessione automatica del permesso di soggiorno allo straniero clandestino o dotato di visto in scadenza, per la possibilità di derogare alle regole delle successioni del codice civile e fare donazioni e lasciti in esonero dall'imposta successoria. E' perciò da prevedere che le persone legate da un'unione epistolare raddoppieranno e forse continua…
A vol
te l’odio politico straborda in quello personale. Non dovrebbe accadere in una democrazia compiuta e invece capita di leggere notizie che ci fanno capire che L’Italia e i suoi politici forse devono ancora crescere prima di meritarsi lo scettro di vero democratico. Ad essere coinvolto è Francesco Storace, ex Governatore del Lazio ed ex Ministro, dopo le accuse di spionaggio politico e dopo essere stato iscritto nel registro degli indagati, ha deciso di affidare la sua difesa ad un legale. Fin qui nulla di strano, sennonché il legale risponde al nome di Domenico Marzio, esponente di spicco dei DS. La notizia ha fatto sobbalzare tutta la Quercia. Addirittura i dirigenti locali ne hanno chiesto l’espulsione dal Partito. Alla faccia della moderazione e della democrazia! Le reazioni non si sono fatte aspettare: «Mi ha stupito la reazione dei Ds - dice Storace - non vogliono che un loro associato mi difenda. Che c'è di male?».
Nulla, conviene Marzi, acerrimo avversario dell'ex-governatore del Lazio ai tempi delle amministrative, ma convinto che nella storia dello spionaggio ai danni della Mussolini e di Marrazzo (attuale presidente del Lazio) non sia coinvolto. Il partito dell’avvocato non solo non preferisce che l’avvocato non svolga in piena libertà la propria professione, ma spera anche l’internazione a vita di Storace. Cari politici la democrazia è sicuramente un’altra cosa, ne avete ancora cose da imparare.
Un Caruso che divide, altro che Unione. E’ lui il vero mattatore di questa campagna elettorale, riesce, quasi quanto Berlusconi, a rimanere al centro dell’attenzione. E’ bastato che dicesse, che ritrattas
se, che tornasse a dire, per far gridare allo scandalo tutti, dalla politica ai giornalisti, dai milanesi ai commercianti che per protestare contro la guerriglia urbana, hanno organizzato una fiaccolata. Ma il no-global, disobbediente, antagonista, nonché possidente, ha deciso di non seguire i consigli dei suoi compagni d’avventura politica (altrimenti che disobbediente sarebbe, aggiungiamo noi), anzi, ha chiesto il permesso per una manifestazione in favore dell’amnistia dei disobbedienti arrestati per aver distrutto un’intera via milanese. Paolo Scarpis, questore di Milano non ha ritenuto opportuno concederla, in cambio ha autorizzato un presidio in piazza Aquileia, davanti al carcere di San Vittore. Le posizioni di Caruso hanno evidenziato alcune crepe nel centro sinistra. Bertinotti lo difende a spada tratta, D’Alema chiede che non sia candidato, mentre Dini (quello della riforma disastrosa delle pensioni) lo paragona addirittura, per lo scandalo, a Cicciolina. La risposta del segretario di Rifondazione al presidente dei DS, è stata durissima: “Sono in radicale dissenso dalla formula usata da D'Alema e trovo inopportuna e inelegante questa ingerenza nelle scelte di un partito alleato”. A questo scontro si sono unite le parole di Rutelli che considera l’estrema sinistra “nemica” dell’Unione, dimenticandosi di averli come alleati. Su Rifondazione Comunista oggi è caduta un’altra pesantissima tegola. Raffaele Crivelli, ex sindaco di Altamura, è stato arrestato perché coinvolto in un bruttissimo affare: traffico illecito di rifiuti. Nella discarica, gestita dai suoi compagni, i carabinieri hanno accertato, tra l'altro, che erano stati versati rifiuti per 400 mila metri cubi, circa il doppio rispetto alla capienza. Inoltre, sono state riscontrate alterazioni prodotte nell'impianto al sistema di rilevazione dell'inquinamento della falda acquifera, utilizzata per irrigare i campi coltivati ad ortaggi. Una vera vergogna, che non solo in un sol colpo ha cancellato quella pseudo superiorità morale tanto cara ad alcuni illustri politici, ma nello stesso tempo hanno fatto sì che parte della frutta e verdura, made in Puglia e già sulle nostre tavole, fosse stata contaminata da acque tossiche.
Può un ministro della Repubblica comportarsi come il più becero dei blasfemi? La logica imporrebbe di no, specie in un momento così delicato che vede uno scontro frontale di civiltà. Ma per cavalcare l’onda emotiva dei suoi elettori, il leghista Calderoli, ha pensato bene di far stampare su delle magliette le vignette incriminate e di esibirle con orgoglio in televisione. La reazione non si è fatta attendere a Bengasi, in Libia, davanti al consolato italiano, l’unico peraltro occidentale, è scoppiata una feroce protesta. La polizia locale, intervenuta «energicamente» per disperdere la folla, avrebbe usato le armi. Ci sarebbero dei feriti, anche 11 morti. Durante i tafferugli i manifestanti, che non hanno comunque raggiunto l'edificio, hanno dato fuoco a tre o quattro vetture dei funzionari, tra le quali quella del console Giovanni Franco Maria Pirrello, che per motivi di sicurezza è stato portato via dalla polizia. Berlusconi ha sconfessato il Ministro e ne ha chiesto le dimissioni, ma Calderoli, nonostante abbia messo a repentaglio la vita di gli italiani presenti nelle aree più calde, non fa passi indietro e dichiara: «Pentito? Ma stiamo scherzando? Attentati e violenze di matrice islamica sono cominciate molto prima di qualunque maglietta». Certo Calderoli, certo, ma questo non giustifica il Suo comportamento che oltre all’incoscienza, rasenta l’idiozia, farebbe bene a dimettersi e di andare ad esporre le sue perle di saggezza politica altrove e non mentre ricopre cariche istituzionali.
avevano diritto ad un pezzo di pane una casa e un lavoro. Tutti dovevano essere uguali a tutti, nessuna distinzione tranne i Dirigenti del partito. Il comunismo, quella dittatura, non attecchì solo in Unione Sovietica, si espanse in tanti altri Stati: Cina, Corea e Cuba, per fare qualche esempio. Ma dopo la caduta del Muro, si pensò che ormai quei tempi erano lontani, scomparsi, gli Stati “rossi” come la Cina hanno iniziato un processo di modernizzazione, infatti, lo sta facendo, ma a quale prezzo? Vi invito a visitare questo sito: Laogai. Vi troverete tanti documenti agghiaccianti che vedono coinvolti i poveri cinesi, costretti a lavorare sotto schiavitù, lì, non esistono il rispetto dei diritti umani. E a Cuba se la passano meglio? Macchè! C’è un giornalista che sta morendo: Guillermo Farinas, direttore dell'agenzia «Cubanacan press», si sta lasciando morire di fame per protesta contro il divieto, in vigore per lui e i suoi giornalisti, di usare Internet, strumento indispensabile per l'esercizio del proprio lavoro. Lo rende noto «Reporter sans frontieres», che riporta una dichiarazione di Farinas: «Se devo essere un martire dell'accesso all'informazione, lo sarò». La “democratica” Cuba, governata del dittatore Fidel Castro, non ammette nessuna voce fuori dal coro diretto dai suoi censori. Noi di internet libero e accessibile, possiamo solo diffondere queste notizie che a volte vengono occultate dai media.
Mi è tornata sotto gli occhi in questi giorni la drammatica vicenda di Virgilio e Stefano Mattei, bruciati vivi per ragioni politiche nell’Aprile del 1973 (l’anno in cui sono nato). Io considero il valore della vita umana al di sopra di qualsiasi cosa, e non posso che soffrire nel ripercorrere certe vicende. Provo anche grande tristezza nel vedere, sentire e leggere di tutte quelle persone a cui non interessa la verità e la costruzione di una società libera, ma interessa solo la propria lotta di classe e di partito. L’Italia non ha ancora fatto i conti con il proprio passato, e questo io non lo posso accettare. L’Italia non ha ancora smaltito le scorie della guerra civile e in molti lottano ancora per evitare che lo faccia.