giovedì, 07 giugno 2007

Certo che esistono preti capaci di abusi sessuali e pedofili. Certo che non dovevano prendere i voti. Ma da qui, a credere nella verità incontaminata del video firmato Bbc, ce ne passa. Ottanta docenti universitari che hanno visionato il documentario, hanno fatto notare una serie di falsità clamorose. A cominciare da quella che spaccia per documento segreto la lettera di Ratzinger, nella quale si fissava il regolamento di attuazione di una lettera apostolica di Giovanni Paolo II sui processi canonici. Quello che si definisce documento segreto, non soltanto era stato immediatamente pubblicato nel bollettino ufficiale del Vaticano, ma da allora continua ad essere consultabile sul sito della Santa Sede. Si afferma che l' istruzione vaticana "Crimen sollicitationis" del 1962 commina la scomunica a chi denuncia preti colpevoli di abusi sessuali, mentre è esattamente il contrario: è scomunicato chi, essendo a conoscenza degli abusi non li denuncia. Si confondono diritto canonico e diritto penale, la segretezza del processo canonico con il segreto del delitto, che non sta scritto in nessuna riga. Si ritiene che la nuova istruzione di Ratzinger "De delictis gravioribus" del 2001, renda più difficile perseguitare i preti accusati di pedofilia mentre al contrario lo rende più facile, facendo slittare il termine di decorrenza della prescrizione decennale dal momento in cui la piccola vittima ha compiuto i 18 anni di età. Agli esperti, il documentario quando andò in onda, circa un anno fa, sembrò quasi uno scherzo. Quel disgustoso pedofilo ex prete, le cui immagini aprono e chiudono il documentario, non sta parlando con la Bbc. Sta registrando un video concordato con gli avvocati di una causa civile miliardaria, contro la chiesa, i quali in cambio non si sono opposti a che questo mostro ricominciasse a circolare liberamente dopo sette anni di carcere.

Ma tutto serve, pur di scatenare una morbosa e brutale caccia alle streghe cattoliche. Una campagna vergognosa in cui tutto diventa lecito, il diritto alla generalizzazione, alla diffamazione, all'insinuazione, al delirio morboso che trasforma fatti specifici in fenomeni diffusi e fuori controllo, adombra complicità ad alti livelli, punta in alto per attaccare la tradizione della chiesa fondata da Gesù Cristo. Laicisti da strapazzo, che gli fa comodo dimenticare quanto per i cristiani tale genere di abuso è indubitabilmente peccato, e quanto per la loro morale laica è difficile fissare un confine che divida un amore 'diverso' da un' offesa all'umanità. Laicisti e creduloni, che in omaggio al dogma fanatico della cultura acritica secolarista, al culto morboso del "J'accuse!" imperante, adesso sono finalmenti pronti a inchiodare sulla croce un Papa incrocifiggibile.

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martedì, 24 aprile 2007

Il progetto di legge sui Dico intende regolare alcuni diritti, doveri e facoltà di persone, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale. Costituire un Dico sarà altamente conveniente. Per la pensione di reversibilità, per il diritto a concorrere alla assegnazione degli alloggi pubblici, per il diritto a non essere spostato dalla propria residenza in relazione al rapporto di lavoro, per la concessione automatica del permesso di soggiorno allo straniero clandestino o dotato di visto in scadenza, per la possibilità di derogare alle regole delle successioni del codice civile e fare donazioni e lasciti in esonero dall'imposta successoria. E' perciò da prevedere che le persone legate da un'unione epistolare raddoppieranno e forse continua…

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lunedì, 26 marzo 2007

La Wind tramite sms sta avvisando i propri utenti che la tariffa di 10 centesimi verso tutti gli operatori passerà a 12, per compensare il taglio del costo della ricarica. A conti fatti chi utilizza parecchio il telefono si ritroverà a pagare di più rispetto alla semplice ricarica di 5 euro. Sarà aumentato anche lo scatto alla risposta che da 15 a 16, degli sms da 10 a 15 centesimi. Sono numerosissimi i clienti che in questi giorni stanno protestando contro il colosso della telefonia mobile italiana. Le stesse associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra. L’Adiconsum ad esempio oltre ad attaccare duramente la scelta di Wind chiede al governo di intervenire sull’esigenza di istituire la durata minima dei contratti che deve essere di 12 mesi almeno. La legge oggi prevede che il gestore telefonico con un preavviso di soli 30 giorni può modificare un contratto magari firmato solo qualche settimana prima. Mentre l’ADUC spiega che secondo una clausula contenuta proprio nel contratto la Wind non può aumentare nessuna tariffa: la rimodulazione del contratto di telefonia mobile da Wind 10 a Wind 12, che il gestore ha notificato ai suoi utenti nei giorni passati, non e' legittima: le clausole del contratto che consentono questi aumenti da parte del gestore, sono vessatorie e quindi nulle.
Nello specifico:
1 – nel contratto Wind (artt. 2.4 e 3.3) sono vessatorie le clausole che prevedono modifiche contrattuali e di servizio da parte del gestore. Il Codice al Consumo (1) individua come vessatorie quelle condizioni che consentono "al professionista di modificare unilateralmente le clausole del contratto, ovvero le caratteristiche del prodotto o del servizio da fornire, senza un giustificato motivo indicato nel contratto stesso". Giustificato motivo che non compare nel contratto Wind e neppure nel messaggio Sms con cui il gestore ne ha dato comunicazione.
2 - Il comportamento di Wind determina a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto (2).
3 - L'art. 2.4 del contratto Wind, e' illegittimo perche' viola anche il Codice delle Comunicazioni elettroniche (3). Vi si legge: "WIND proporra' al Cliente eventuali modifiche del Contratto tramite comunicazione scritta nella fattura successiva o con altro mezzo". Questo presuppone che il gestore possa modificare le condizioni generali (ed anche le tariffe), salvo comunicarlo uno o piu' mesi dopo in fattura: l'utente -anche recedendo senza penali- si troverebbe di fronte ad uno o piu' mesi di fatture maggiorate e gia' pagate. La legge, invece, dice che gli aumenti devono essere comunicati almeno un mese prima del loro avvio, si' da dare all'utente la possibilita' di recedervi.

Pertanto, gli utenti Wind potranno richiedere al gestore il rispetto del contratto, ovvero la tariffa precedentemente pattuita (Wind 10), e un risarcimento di tutti gli importi addebitati illegittimamente, tramite messa in mora.
E' opportuno fare anche una segnalazione all'Autorita' garante delle Comunicazioni.
Per conto nostro, vi abbiamo gia' provveduto. 

Claudia Moretti, legale Aduc

(1) d.l. 206/2005, articolo 33, comma 2, lettera m)
(2) ibid., articolo 33, comma 1
(3) dl 259/2003, articolo 70, comma 4.

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sabato, 10 marzo 2007

Questo doveva essere il governo del rilancio della scuola italiana, almeno a parole. Invece oggi stiamo constatando che le promesse in realtà non erano altro che chiacchiere elettorali! Dopo l’allarme lanciato dai sindacati e genitori della regione Emilia Romagna [link] e quelli della Liguria [link], circa il taglio del tempo pieno e delle risorse alla scuola, al coro si sono aggiunti i toscani [link]. I segretari provinciali di Flc Cgil, Cisl Scuola, e Uil Scuola, in un comunicato congiunto hanno denunciato i pesanti tagli di “Fioroni Mani di Forbice” (slogan coniato dai COBAS-Scuola [link]che in tempi non sospetti avevano denunciato le intenzioni del governo) nel documento si legge: sono stati effettuati tagli agli organici del personale docente su tutto il territorio nazionale. Tagli che per la Toscana, e per la provincia di Firenze in particolare, risultano insostenibili, perché impediscono il normale svolgimento dell'attività scolastica, costringono i Collegi docenti e i dirigenti scolastici ad impostare “programmazioni orarie per la copertura del servizio restrittive, fantasiose e assolutamente inefficaci per l'utenza”. Rivendicazioni sacrosante, ma la cosa che ogni volta mi lascia perplesso è il ritardo che caratterizza l’azione dei sindacati che più che confederali ormai sembrano “governativi”.

I COBAS, quando i tecnici scrivevano la Finanziaria sotto dettatura di Padoa Schioppa & Co., già denunciavano la volontà politica di tagliare risorse alla Scuola. E’ mai possibile che tre organizzazioni del calibro di Cgil, Cisl e Uil non se ne accorgevano? O in realtà facevano finta di non accorgersene? Erano molto attenti invece alla legge di riforma del TFR, chissà come mai... Certamente se si fosse fatto uno sciopero in quel periodo forse la Scuola qualcosa avrebbe ottenuto. Indirlo per il 13 aprile a giochi già fatti, farà solo perdere una giornata lavorativa al comparto, con relativa perdita economica, e non si otterrà un bel niente! Bravi!

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martedì, 09 gennaio 2007


Ieri sera, come di consueto, ho seguito il TG3 delle 19:00, tra le varie notizie ha riportato quella relativa all’investimento del TFR, con un servizio da Cassino con i lavoratori della FIAT. Più che un servizio giornalistico mi è sembrato uno spot a favore dei fondi pensioni chiusi di categoria, ricordo che l’assegno integrativo non è reversibile, dunque venendo a mancare il beneficiario il fondo pensione cesserà la sua erogazione. Inoltre si è stimato che in media l’ammontare dell’assegno sarà intorno ai 100/150 euro al mese. Vista la cifra ridicola e la non reversibilità della pensione integrativa, mi chiedo se non sia meglio comprare con la liquidazione un box auto e poi darlo in affitto? Se ne avrebbe un doppio vantaggio: la proprietà in caso di morte  succederebbe agli eredi e garantirebbe grossomodo la stessa rendita dei fondi pensione. Intanto l’ADUSBEF condanna senza possibilità di appello i fondi pensioni aperti. Secondo l’associazione dei consumatori, l'industria del risparmio gestito ha un patrimonio pari a 609 miliardi di euro ed è monopolizzata dalle banche (quasi la metà del mercato è in mano ai due gruppi Intesa Sanpaolo e Unicredit), ma «le performance sono molto deludenti», visto che «i professionisti del risparmio non sono riusciti nell'80% delle volte a raggiungere i benchmark prefissati» e che «le commissioni di gestione sono tra le più elevate al mondo, con 5,5 miliardi di euro l'anno».
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sabato, 04 novembre 2006

Il governo ha deciso di scagliarsi anche contro le emittenti locali, infatti, a margine della Finanziaria è arrivata la brutta sorpresa. Nell'emendamento presentato martedì sera in Commissione bilancio della Camera all'articolo 53 della Legge Finanziaria il ministero dell'Economia propone un elenco dettagliato di tagli che per il settore dell'emittenza locale ammontano a 13 milioni 612 mila euro nel 2007, 15 milioni 168 mila nel 2008 e 14 milioni 586 mila euro nel 2009. Tagli che getterebbero nel baratro le emittenti locali e che ne decreterebbe il definitivo oscuramento, in barba al pluralismo e alle attenzioni delle problematiche locali. Ad onor del vero va detto che talvolta le piccole televisioni servono solo a mediare pubblicità al punto da essere completamente prive di contenuti significativi. Tuttavia ciò non ne giustifica l’oscuramento, semmai sarebbe più opportuno incentivarne la qualità attraverso finanziamenti ad hoc.

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mercoledì, 04 ottobre 2006


La Finanziaria stanzia 17 milioni di euro per il 2007 per campagne informative «intese a promuovere adesioni consapevoli» ai fondi pensione, insomma pubblicità a spese della collettività per aderire ai fondi pensione (per la Scuola ESPERO). Chi gestirà questi fondi? Semplice: sindacati e rappresentanti del ministero uniti in un connubio matrimoniale. Le cifre sono da capogiro 13 miliardi di euro l’anno, una montagna di soldi, ma siamo sicuri che saranno investiti in maniera corretta? A tal proposito la scorsa stagione televisiva REPORT ha dedicato una puntata proprio di approfondimento su queste tematiche, ne sono emerse delle belle, vi consiglio di seguire con attenzione il filmato [link]. Oggi, stranamente, la legge Finanziaria anticipa la liberalizzazione del TFR e, quasi, costringe gli impiegati ad aderirvi, nel contempo finanzia una campagna informativa, con i soldi di tutti, di 17 milioni di euro per il solo 2007. Non sarà mica per questo motivo che i sindacati elogiano la nuova Finanziaria? 
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lunedì, 18 settembre 2006

Proviamo ad analizzare cosa c’è dietro lo scandalo Telecom che vede coinvolto Prodi e i suoi più stretti collaboratori.

Dunque: nel luglio 2001 la Pirelli di Marco Tronchetti Provera prende il controllo del gruppo Olivetti-Telecom strapagando 7 miliardi per il 23% del capitale. Nel dicembre 2004 Tronchetti annuncia la fusione di Telecom (telefonia fissa) con la controllata Tim (telefonini) caricandosi di nuovi debiti per 12 miliardi di euro. Banca Intesa e Capitalia entrano nel capitale Pirelli. In settembre 2006 Telecom, gravata da 41 miliardi di debiti, annuncia lo scorporo di Tim. 

Il mondo finanziario e politico entra in fibrillazione perché la Tim, valutata in 32 miliardi e la cui vendita risanerebbe le casse di Telecom, può essere ceduta solo a un gruppo straniero non essendoci in Italia (ad eccezione di Berlusconi e De Benedetti) possibili acquirenti in grado di sborsare quella cifra. Tronchetti incontra il magnate australiano Murdoch nell'isola greca di Zante e le voci di una vendita all'estero si rafforzano. I partiti chiedono chiarezza e magari bloccare l'operazione con la golden share in mano al Tesoro, ma dall'Unione europea dicono che non è possibile per ragioni di libertà di concorrenza e di impresa. I sindacati sono in allarme per gli oltre 100 mila posti di lavoro. Prodi si mostra irritato perché Tronchetti, incontrato di recente due volte, «non gli aveva detto nulla», anzi gli aveva assicurato che la telefonia sarebbe rimasta italiana.

Ora si viene a scoprire che il consigliere di Prodi, Angelo Rovati, detto il «gigante» per via dei suoi 1,94 centimetri d'altezza, aveva fatto avere sul tavolo di Tronchetti Provera un piano intitolato proprio «Scorporo della Rete di Telecom Italia» in cui si ipotizzavano due diverse strade. La prima: separare la rete di telefonia fissa mantenendola all'interno del gruppo, ma creando una società con la maggioranza di consiglieri indipendenti. La seconda: procedere con lo scorporo per quotarla e portare la mano pubblica, attraverso la Cassa depositi e prestiti, ad assumere un ruolo rilevante con circa il 30% del capitale». Davvero Prodi, come dice, non sapeva nulla delle mosse di Tronchetti? Oppure, come sembrano dimostrare le carte ricevute da Tronchetti, a Palazzo Chigi si sapeva cosa bolliva in pentola e con una mossa fuori dalle regole si inviavano progetti alla Telecom come farebbe una merchant bank? Angelo Rovati si è assunto la responsabilità personale di quel documento affermando che «Prodi non ne sapeva niente», ma i dubbi restano, anche perché Tronchetti Provera dice: «Mi volevano espropriare la rete» perché il piano planato sulla sua scrivania con un biglietto del coordinatore della segreteria di Prodi, Angelo Rovati, aveva in fondo questo obiettivo.

Mentre l'opposizione attacca e Berlusconi si dichiara «allibito», nei piani bassi, medi e alti del centrosinistra è stato un pugno nello stomaco leggere sui giornali gli sviluppi del caso Telecom. Tutti si chiedono quali saranno le conseguenze di questa vicenda proprio nel momento in cui il governo sembrava in crescita, dopo avere centrato alcuni obiettivi, a cominciare dalla missione in Libano. Ad essere irritati sono soprattutto i Ds, del tutto spiazzati, e anche la Margherita. «Repubblica», nonostante la vicinanza al governo di centrosinistra, scrive nel fondo del suo direttore Ezio Mauro che «il governo ha sbagliato due volte inviando a Tronchetti Provera il documento con cui si ipotizzava l'intervento dello Stato e perché oggi Prodi dice di non saperne niente. Prima ancora che dirigistica, la mossa è dilettantistica».

E l'economista Oscar Giannino su «Libero»: «Se Tronchetti accettava di togliersi di mezzo per uscire dal buco nero dei 41 miliardi di debiti accumulati, ecco che lo Stato avrebbe fatto intervenire la Cassa Depositi e prestiti con un pacco di miliardi di euro per assumere la partecipazione di controllo. La rete fissa telefonica sarebbe tornata pubblica , secondo il disegno di "grande fratello" prodiano che vuole accorpare quella elettrica di Terna, quella del gas di Sna e quella telefonica in un unico grande mostro di Stato. Tronchetti salvato dai debiti, ma impresentabile a vita perché salvato dalla politica, Prodi e i suoi amici tutti contenti. Un atto gravissimo di affarismo politico».

Dietro tutto questo si intravede la mano delle banche razza padrona e sullo sfondo c'è chi giura che ci sia anche l'intenzione prodiana di assumere il controllo del «Corriere della sera» perché molti soci Telecom, a cominciare da Tronchetti, sono anche soci di Rcs.

A parte la discussa posizione di Prodi in tutto questo, resta il fatto che Tronchetti Provera ha 41 miliardi di debiti. Ha rifiutato la proposta del consigliere di Prodi e ha anticipato la sua mossa «difensiva»: cedere Tim per risanare il bilancio, avere più quattrini e mani più libere, e possibilità di muoversi con aggressività. Quello che in tutto questo ci fa cattiva figura è non tanto il governo di centrosinistra, ma Prodi, perché è difficile credere che «non sapesse». E in serata poi l'ultimo botto con le dimissioni di Tronchetti Provera

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domenica, 28 maggio 2006

Cari amici frequentatori del blog, vi invitiamo a leggere con attenzione la lettera di sfogo di daria maltese, docente presso una scuola superiore di Napoli. Dalle sue parole emerge l'indignazione di chi assiste impotente ad un sistema affaristico-mafioso di gestione della cosa pubblica. Speriamo che il concorso, dopo questa scottante testimonianza, sia bloccato e che la magistratura inquirente faccia chiarezza. Il nostro blog, nel proprio piccolo, vuole portare a conoscenza dell'opinione pubblica episodi come questi, con la speranza che con il contributo di ciascuno di noi non accadano più.

Buona lettura e buona indignazione.

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domenica, 21 maggio 2006
Il quotidiano La Sicilia ha pubblicato questa interessante riflessione di Pietro Busetta, condivido quanto afferma l'autore e vorrei dedicare l'articolo a tutti i siciliani.


Quella Sicilia che schiaffeggia se stessa   

Contro il Ponte la parte ricca del Paese ma anche, da noi, l'incapacità di alcuni di difendere i propri interessi   

Pietro Busetta
«Chissà se basterà il veto immediato al Ponte sullo Stretto di Messina a rassicurare il Nord produttivo che si sente negletto, snobbato, incompreso da un centrosinistra accusato di rilanciare la secolare questione meridionale senza percepire il cuore della questione settentrionale». Cosi Alberto Statera su "Repubblica" di ieri inizia un fondo su una supposta questione settentrionale. In realtà riprende temi già trattati da molti quotidiani nazionali. Il "24 ore" in particolare si lamentava con un trafiletto di Lina Palmerini della scarsa rappresentanza degli interessi del Nord nel governo malgrado i 5 ministri del Piemonte. Insomma, i giochi si fanno più chiari per stessa ammissione dei commentatori dei quotidiani nazionali che evidenziano quello che forse noi, diretti interessati, ancora non abbiamo ben capito.
Anche se la parte più produttiva deve affrontare i problemi di competitività internazionale, in realtà questo Nord incompreso quelli più importanti li ha risolti, se è vero che qualche giorno fa Giacomo Vaciago affermava: «Pochi mesi di ripresa economica sono già bastati a far emergere in molte zone del Nord carenze di manodopera che non si sa come soddisfare». Quindi il problema principe della mancanza di lavoro , considerato che hanno un tasso di disoccupazione intorno al 3%,che proprio perché non più comprimibile viene definita frazionale, è superato. Peraltro con un tasso di attività vicino al 50%. Il fatto è che di fronte a progetti chiari e definiti, con scadenze certe ed immediatamente controllabili, cartina di tornasole per evitare confusione e fraintendimenti, i falsi promotori della Sicilia e del Mezzogiorno vengono allo scoperto.
E di fronte a progetti concreti sui quali investire risorse del Paese è facile che le forze politiche, pressate da esigenze altrettanto forti della parte più ricca, ma in quel caso consapevolizzati e diffusi, arretrino e trovino in un facile e non costoso, in termini elettorali, disimpegno una via di fuga comoda. Per ritornare ad una politica di un governo centrale che si ricorda del Sud quando viene a chiedere i voti. Tutto ciò sta avvenendo con il progetto per il Ponte sullo Stretto.
Ma mentre è corretto che di fronte a risorse che vengono destinate alla parte debole del Paese vi sia una levata di scudi da parte di quella ricca che teme, in presenza di fondi scarsi, di non poter portare avanti i propri progetti, non si capisce l'incapacità di difendere i propri interessi di chi, parente povero, viene schiaffeggiato. Perché ormai è chiaro che vi sono una serie di categorie, tra coloro che da noi si oppongono al Ponte sullo Stretto e che rendono più complessa qualunque battaglia di richiesta di riconoscimento di una struttura epocale che dovrebbe finalmente far puntare gli occhi sulla parte negletta e abbandonata del Paese, che rendono più deboli le nostre rappresentanze parlamentari:
1) Gli illusi: coloro che pensano che i soldi sono in un cassetto, e che prima destinati a tale infrastrutturazione poi saranno dirottati su altri lavori pubblici più urgenti nelle nostre realtà.
2) I demagoghi-no a tutto: coloro che per principio si oppongono a qualunque operazione di modernizzazione al sistema produttivo italiano. No TAV, no Mose, no termoconvertitori, no alta velocità ferroviaria.
3) I fedeli: coloro che di fronte al partito che dice che il Ponte non è una priorità si allineano incapaci di prendere una posizione autonoma, in genere costosa in termini di inserimento nelle strutture politiche.
4) Gli ambientalisti: coloro che vogliono una natura incontaminata e lasciata integra e che, contrastati adeguatamente nelle parti dove gli interessi economici sono più forti, trovano facile riscatto nelle aree deboli. In genere sono equamente distribuiti nei diversi partiti.
5) I risparmini: coloro che pensano che sono troppe le risorse da impiegare. Dimenticando che di fronte ai 3,8 miliardi del progetto del Ponte, tutti capitali di rischio, vi sono un mare di soldi statali, questi sì, come i 2,5 dedicati alle Olimpiadi di Torino, il miliardo circa per la sola stazione ferroviaria di Firenze, i circa 3 per la linea C di metropolitana di Roma. Costoro si pongono al risparmio solo per le risorse che devono essere destinate al Sud.
Ovviamente la battaglia è ancora aperta anche se la sconfitta è annunciata. L'esito dipenderà molto da quanto si riterrà dannoso il blocco per la coalizione politica di centrosinistra. Se sarà ininfluente, rispetto alla propria sopravvivenza, la partita sarà chiusa velocemente e noi meridionali, come le stelle di Cronin, staremo a guardare gli altri correre sui treni ad alta velocità che da Napoli vanno fino a Milano dai nostri romantici carri ferroviari dell'Ottocento.

Fonte: La Sicilia

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sabato, 20 maggio 2006

L’indignazione dei tifosi italiani verso la Triade e la Juventus è destinata ad aumentare. Le parole del presidente del comitato organizzatore di Germania 2006 Beckenbauer sono eloquenti: «L'Italia pagherà in campo» così ha dichiarato ad un’intervista a RaiSport. Non avevamo dubbi, alla fine a rimetterci saranno gli italiani e i tifosi onesti; si, perché anche i tifosi della juve in tutta questa vicenda, non sono esenti da colpe: hanno sempre avvalorato e sostenuto questo genere di gestione, facendo finta di non vedere i favori arbitrali e i torti verso le altre squadre. Mentre gli sportivi e amanti del calcio accusavano la squadra torinese di essere continuamente aiutata, loro imperterriti continuavano ad essere convinti di tifare per un gruppo di fuoriclasse, che però stranamente vincevano solo in Italia. Se anche loro avessero fischiato la Triade, prendendone le distanze, magari oggi, la nostra Nazionale andrebbe ad affrontare un Mondiale giocandoselo alla pari e senza e subire gli sfottò di tutto il mondo creato.  Che razza di figura ci stanno facendo fare e tutto grazie alla Juventus, a Moggi, Giraudo e la GEA. Franz Bekenbauer non ha dubbi: «Fino a poco fa - dice l'ex fuoriclasse intervistato da «Dribbling» - consideravo l'Italia tra le grandi favorite per il titolo, perché ha un gran gruppo ed un tecnico esperto e bravo come Marcello Lippi. Ma adesso sono certo che il caos che è scoppiato danneggerà la squadra azzurra durante il prossimo mondiale. Avranno la testa altrove, è uno scandalo troppo grosso che condizionerà sicuramente i giocatori italiani. Non si può far finta di nulla e cancellare mentalmente una cosa del genere». Poi Beckenbauer rincara la dose: «Io credevo che certe cose potessero accadere solo in Germania - dice riferendosi allo scandalo scommesse arbitrali della scorsa stagione nella Budesliga - invece in Italia è stato fatto di peggio. Questa è la cosa più grave che si sia mai vista nel calcio mondiale». Parole molto dure e tutto questo grazie a Moggi, la Juve e la GEA, vergognatevi avete rotto il calcio!!!

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giovedì, 18 maggio 2006

Chi è Elisabetta Chinaglia? Semplice l’”arbitro” dell’inchiesta sugli arbitri di Torino. Strano gioco di parole per gettare qualche “sospetto” sul magistrato della procura piemontese che non ha trovato proprio nulla nelle intercettazioni telefoniche tra Moggi, i vari dirigenti della Federcalcio e i designatori Bergamo e Pairetto, strano, vero? In effetti, nei tifosi, questo ha generato qualche sospetto. La procura torinese, forse afflitta da tifo convulsivo verso la vecchia e navigata signora (?) del calcio italiano, ha pensato non solo di chiudere gli occhi, ma di tapparsi bene le orecchie? La Chinaglia ha rifiutato la proroga delle intercettazione telefoniche e poi ad archiviare il caso il 9 settembre 2005. In base a quanto scrisse nel decreto, per dimostrare la frode sportiva serviva «la certezza che l'arbitro prescelto fosse un arbitro disposto ad agire nel senso della "non correttezza" e del "non leale svolgimento della competizione". Altrimenti, la mera preferenza nei confronti di un arbitro piuttosto che un altro potrebbe essere intesa esclusivamente come riferita alle capacità professionali dell' arbitro designando, con conseguente insussistenza del profilo fraudolento». In altre parole, Moggi chiedeva solo arbitri tecnicamente bravi.
A titolo di esempio, il gip Chinaglia cita la designazione di Dondarini come arbitro della sfida di campionato Sampdoria-Juventus del 22 settembre 2004. I bianconeri vinsero grazie anche a un rigore contestato ma, dalla lettura di una conversazione intercettata fra lo stesso Dondarini e Pairetto, «non si evince elemento alcuno che possa far pensare a un intervento in mala fede, emergendo al contrario la buona fede» del direttore di gara.

Dondarini: «E poi ho dovuto dare quel rigore lì».
Pairetto: «Sì».
D. «Guarda, Gigi, che è di un netto ...».
P. «Sì, ci credo».
D. «Emerson cerca di andare via e allora praticamente il difensore che lo trattiene cade e cadendo se lo trascina giù abbracciandolo di nuovo, cioè non lo ha nemmeno mollato mentre cade (...). Io tranquillamente fischio e indico il rigore. Solo che sai, lì non ha capito niente quasi nessuno, sul momento, soprattutto il pubblico, e quindi la tensione è stata quella di polemizzare (...). Ma per fortuna che mi hanno detto che c'è l'inquadratura da dietro la porta che fa vedere che è nettissimo».
P. «Infatti l'hai anche ammonito».
D. «Sì, sì».
P. «Subito».
D. «Subito, guarda, non parlare neanche perché...»
P. «Sì, sì».
D. «E niente, poi la partita è stata ovviamente...».
P. «Tutta in salita».
Il gip Chinaglia si sofferma anche sull'assegnazione, caldeggiata da Moggi, di Pieri come arbitro della sfida Milan-Juventus per il trofeo Berlusconi. «A fronte di tale pacifico interessamento da parte di Moggi – scrive il giudice – e di collaterale aderenza da parte di Pairetto alle richieste del primo, non sono emersi elementi tali da far ritenere una chiara finalizzazione della scelta dell'arbitro all'alterazione del risultato delle partite».
Oggi i PM piemontese hanno richiesto a quelli napoletani di trasferire da loro l’inchiesta, speriamo in un rifiuto da parte della procura partenopea!

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giovedì, 06 aprile 2006

Dopo aver subito il piagnisteo  dettato  da Celentano rientra in RAI Michele Santoro. L'esordio televisivo è previsto per il 27 aprile ed occuperà lo spazio che attualmente è di Alice, trasmissione condotta dalla giornalista Anna La Rosa. Nuovo titolo "Anno Zero", regia dell'ex dandiniana Franza De Rosa,  durata della trasmissione  2 ore  e dieci minuti circa, termine della produzione l'8 giugno . Dalle indiscrezioni che sono emerse, sembrerebbe che a  Michele Santoro piace Rula Jebreal. E vorrebbe arruolare la pin-up de La7 nel suo nuovo programma.  Vedremo come al solito un Michele Santoro fazioso, arrabbiato, provocatore, vendicatore, un Santoro che in passato con i suoi processi pubblici e la persecuzione ai danni di politici suoi avversari aveva contribuito ad un disgusto generale al punto  di essere accusato come uno dei responsabili della debacle elettorale del 2001Dopo la sua eclatante vittoria legale contro la RAI, non si è assolutamente accellerato il tempo per riattivare in tempi brevi la pratica per la ri-assunzione nella Tv di stato. D'altronde   il personaggio è noto per la sua arroganza e antipatia, non gode affatto della stima di chi è  e sarà costretto, come dipendente Rai, a lavorarci assieme. Ma tutti noi siamo in trepidante attesa nel vederlo in azione, nel vederlo perseguitare i suoi nemici e nel vedere come riuscirà diabolicamente ad utilizzare il mezzo pubblico pagato da tutti per i suoi scopi politici e personali.

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categoria:politica, giornalismo, informazione, politica e potere
sabato, 18 marzo 2006
Il MIUR attraverso una circolare, ha predisposto per gli insegnanti la registrazione della casella elettronica con dominio istruzione.it. Questo per favorire la consegna del cedolino “elettronico” e nello stesso tempo garantire la privacy. Infatti, nel momento in cui si completa la procedura di registrazione, ogni mese, in formato pdf e direttamente nella mail, si riceve il file stampabile. Ma davvero questa procedura tutela la privacy?  Purtroppo, chi ha progettato il sistema non ha tenuto conto di alcuni aspetti importanti e ha creato una falla che permette addirittura il “furto”, da parte di terzi, dell’identità elettronica al punto da sostituirsi al docente. Vediamo cosa si può verificare: chiunque è a conoscenza del codice fiscale di un insegnante e conosce la scuola dove presta servizio, in pochi passaggi, si può registrare presso il MIUR, con una propria password, ma con l’identità dell’ignaro insegnante, e ricevere tutte le comunicazioni personali compreso il cedolino. La procedura di registrazione, la trovate qui [sezione REGISTRATI], e se non si è in possesso del codice fiscale, basta semplicemente scaricare le graduatorie permanenti che, ricordo,  sono atti pubblici e si trovano presso i CSA e i loro siti, per impossessarsi di tutti i dati necessari per rubare l’identità elettronica. Con questa denuncia, spero che i tecnici pongano rimedio a questo vergognoso errore e gli insegnanti, farebbero bene a controllare la loro situazione online.
postato da: LiborioButera alle ore 22:54 | Permalink | commenti
categoria:scuola, giornalismo, informazione
lunedì, 13 marzo 2006
Gli appalti: una vera spina nel fianco della RAI. Oramai di prodotti RAI ce ne sono ben pochi, anzi, leggendo bene le proprietà dei format, direi che non ce ne sono. Un'azienda storica come quella della televisione definita "di stato", che ha prodotto centinaia di sceneggiati che in tutto il mondo sono stati e vengono ancora venduti (vedi "La cittadella" con Alberto Lupo " E le stelle stanno a guardare" con Orso Maria Guerrini "Le indagini del commissario Maigret" con Gino Cervi n.d.r.), presa d'assalto e annientata da pseudo società d'appalto (Ballandi, Endemol, Aran n.d.r) che pretendono di insegnare a fare televisione. E devo dire: se proponessero programmi interessanti, beh..vivaddio! Ma programmi demenziali come l'eredità, i reality show, giochi, ricette di cucina in tutte le salse ti portano a dire: "staccatemi l'antenna che non voglio piu' pagare il canone". E se questi lavoratori degli appalti entrassero in punta di piedi a chiedere: Scusate stiamo a casa vostra, vorremo chiedere aiuto per..."Macchè! Secondo notizie di lavoratori RAI chi lavora in queste società è arrogante, maleducato, presuntuoso e vorrebbe insegnare il mestiere a chi lo fa da circa trent'anni...a fior di professionisti. Rimango basito nell'apprendere queste informazioni, ma rimango ancor piu' meravigliato nel sapere di una vera e propria "chicca". Festival di Sanremo: metà gestione RAI, metà gestione appalto di una società. I tecnici RAI che hanno progettato e impiantato l'intero sistema audio per il teatro Ariston, dovevano non solo fare il lavoro per cui erano stati inviati in trasferta, ma come extra erano addetti a fare da guardia all'impianto audio. Motivo? Quelli dell'appalto si "divertivano" a "sabotare" l'impianto, nella speranza di far fare brutta figura alla tv pubblica. Ma che vergogna!!! Per fortuna l'efficientismo e la professionalità dei lavoratori della RAI hanno tenuto testa a queste manomissioni "cameratesche" e hanno tenuta alta la bandiera dell'azienda "di stato".
postato da: LiborioButera alle ore 16:15 | Permalink | commenti
categoria:giornalismo, informazione, societĂ 
lunedì, 13 marzo 2006
Si, avete letto bene: ma non è il rifacimento dei Promessi Sposi, ma il titolo di una scena di infantilismo annunciata. Chi ha assistito alla trasmissione di Lucia Annunziata su RAI3 (covo di comunisti a detta di Berlusconi n.d.r.), sa di cosa parlo e, chi volesse avere maggiori delucidazioni, basta che si colleghi con il sito del quotidiano La Repubblica, per vedere l'accaduto. Questa mattina, poi, rileggendo il batti e ribatti tra Berlusconi e l'Annunziata, ho rafforzato il mio pensiero: due "bambini" (come sembro' Fassino nel cercare giustificazioni relative alle intercettazione telefoniche sul caso Unipol n.d.r.), che con grande rancore si punzecchiavano su fatti relativi alla RAI, a Santoro, a Biagi....Apprezzo Annunziata per la sua grande professionalità e non ho mai nascosto di non avere alcuna stima per Berlusconi, ma quello che è andato in onda sulla rete RAI, non è stata un'intervista ma uno sfogo per quello che qualche anno fa, con Annunziata presidente della RAI, era accaduto. Di informazione politica, per le prossime elezioni, non c'era nulla: uno sfogo; un infantilissimo sfogo!
Tutto qui.
postato da: valentina6441 alle ore 13:22 | Permalink | commenti (5)
categoria:politica, giornalismo, informazione, politica e potere
martedì, 07 marzo 2006

Avevo letto sui giornali la coda di polemica che era rimasta dopo la consegna nella sala stampa del Teatro Ariston di Sanremo, ma non ne avevo visto le immagini. Per fortuna che Striscia la Notizia le ha riproposte, così ho potuto assistere con dispiacere alla “cretinaggine” di Eros Ramazzotti. Il suo comportamento, davanti al sottosegretario Gianni Letta che nell’occasione rappresentava il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, è stato a dir poco disgustoso.  Una stecca irrimediabile partorita dalla profonda ignoranza che contraddistingue il cantante e da una maleducazione che si è manifestata in tutta la sua volgarità. Criticare il design dell’onorificenza significa offendere l’intero popolo italiano. E per quel che vale, è stato proprio Ciampi, durante il suo settennato, a pretendere un restyling grafico di quelle medaglie, oggi più «arrotondate» di un tempo, e una più severa selezione per gli insigniti. Tra questi, cantanti come Mina, Dalla, Baglioni, Guccini. Nessuno di loro si è permesso di fare passerelle buffonesche con la Croce al collo solo Benigni a dire il vero, tutti si sono detti onorati di tanto, e al momento giusto, non con tardive rettifiche a mezzo stampa. Mi chiedo e chiedo a tutti voi se non sia il caso che l’ex ragazzotto romano, non restituisce al Paese quell’onorificenza che non merita di portare ne a destra ne a sinistra ne di dietro e ne tanto meno  al collo. Ramazzotti non merita di essere annoverato come un illustre Commentatore, semmai come un illustre Cretino!

postato da: LiborioButera alle ore 21:41 | Permalink | commenti (7)
categoria:storia, giornalismo, informazione, societĂ 
sabato, 04 marzo 2006

Non si parla mai male dei clienti. Sembra essere questo il punto cardine del giornalismo italiano.

Per chi non crede sia così …… Filippo  Facci su Macchianera. Leggere per capire.

Quello che ci da Filippo Facci è un grande contributo, utile per capire come l’informazione sia sempre più in ostaggio della pubblicità.

postato da: kingzac alle ore 17:56 | Permalink | commenti
categoria:giornalismo