Proviam
o ad analizzare cosa c’è dietro lo scandalo Telecom che vede coinvolto Prodi e i suoi più stretti collaboratori.
Dunque: nel luglio 2001 la Pirelli di Marco Tronchetti Provera prende il controllo del gruppo Olivetti-Telecom strapagando 7 miliardi per il 23% del capitale. Nel dicembre 2004 Tronchetti annuncia la fusione di Telecom (telefonia fissa) con la controllata Tim (telefonini) caricandosi di nuovi debiti per 12 miliardi di euro. Banca Intesa e Capitalia entrano nel capitale Pirelli. In settembre 2006 Telecom, gravata da 41 miliardi di debiti, annuncia lo scorporo di Tim.
Il mondo finanziario e politico entra in fibrillazione perché la Tim, valutata in 32 miliardi e la cui vendita risanerebbe le casse di Telecom, può essere ceduta solo a un gruppo straniero non essendoci in Italia (ad eccezione di Berlusconi e De Benedetti) possibili acquirenti in grado di sborsare quella cifra. Tronchetti incontra il magnate australiano Murdoch nell'isola greca di Zante e le voci di una vendita all'estero si rafforzano. I partiti chiedono chiarezza e magari bloccare l'operazione con la golden share in mano al Tesoro, ma dall'Unione europea dicono che non è possibile per ragioni di libertà di concorrenza e di impresa. I sindacati sono in allarme per gli oltre 100 mila posti di lavoro. Prodi si mostra irritato perché Tronchetti, incontrato di recente due volte, «non gli aveva detto nulla», anzi gli aveva assicurato che la telefonia sarebbe rimasta italiana.
Ora si viene a scoprire che il consigliere di Prodi, Angelo Rovati, detto il «gigante» per via dei suoi 1,94 centimetri d'altezza, aveva fatto avere sul tavolo di Tronchetti Provera un piano intitolato proprio «Scorporo della Rete di Telecom Italia» in cui si ipotizzavano due diverse strade. La prima: separare la rete di telefonia fissa mantenendola all'interno del gruppo, ma creando una società con la maggioranza di consiglieri indipendenti. La seconda: procedere con lo scorporo per quotarla e portare la mano pubblica, attraverso la Cassa depositi e prestiti, ad assumere un ruolo rilevante con circa il 30% del capitale». Davvero Prodi, come dice, non sapeva nulla delle mosse di Tronchetti? Oppure, come sembrano dimostrare le carte ricevute da Tronchetti, a Palazzo Chigi si sapeva cosa bolliva in pentola e con una mossa fuori dalle regole si inviavano progetti alla Telecom come farebbe una merchant bank? Angelo Rovati si è assunto la responsabilità personale di quel documento affermando che «Prodi non ne sapeva niente», ma i dubbi restano, anche perché Tronchetti Provera dice: «Mi volevano espropriare la rete» perché il piano planato sulla sua scrivania con un biglietto del coordinatore della segreteria di Prodi, Angelo Rovati, aveva in fondo questo obiettivo.
Mentre l'opposizione attacca e Berlusconi si dichiara «allibito», nei piani bassi, medi e alti del centrosinistra è stato un pugno nello stomaco leggere sui giornali gli sviluppi del caso Telecom. Tutti si chiedono quali saranno le conseguenze di questa vicenda proprio nel momento in cui il governo sembrava in crescita, dopo avere centrato alcuni obiettivi, a cominciare dalla missione in Libano. Ad essere irritati sono soprattutto i Ds, del tutto spiazzati, e anche la Margherita. «Repubblica», nonostante la vicinanza al governo di centrosinistra, scrive nel fondo del suo direttore Ezio Mauro che «il governo ha sbagliato due volte inviando a Tronchetti Provera il documento con cui si ipotizzava l'intervento dello Stato e perché oggi Prodi dice di non saperne niente. Prima ancora che dirigistica, la mossa è dilettantistica».
E l'economista Oscar Giannino su «Libero»: «Se Tronchetti accettava di togliersi di mezzo per uscire dal buco nero dei 41 miliardi di debiti accumulati, ecco che lo Stato avrebbe fatto intervenire la Cassa Depositi e prestiti con un pacco di miliardi di euro per assumere la partecipazione di controllo. La rete fissa telefonica sarebbe tornata pubblica , secondo il disegno di "grande fratello" prodiano che vuole accorpare quella elettrica di Terna, quella del gas di Sna e quella telefonica in un unico grande mostro di Stato. Tronchetti salvato dai debiti, ma impresentabile a vita perché salvato dalla politica, Prodi e i suoi amici tutti contenti. Un atto gravissimo di affarismo politico».
Dietro tutto questo si intravede la mano delle banche razza padrona e sullo sfondo c'è chi giura che ci sia anche l'intenzione prodiana di assumere il controllo del «Corriere della sera» perché molti soci Telecom, a cominciare da Tronchetti, sono anche soci di Rcs.
A parte la discussa posizione di Prodi in tutto questo, resta il fatto che Tronchetti Provera ha 41 miliardi di debiti. Ha rifiutato la proposta del consigliere di Prodi e ha anticipato la sua mossa «difensiva»: cedere Tim per risanare il bilancio, avere più quattrini e mani più libere, e possibilità di muoversi con aggressività. Quello che in tutto questo ci fa cattiva figura è non tanto il governo di centrosinistra, ma Prodi, perché è difficile credere che «non sapesse». E in serata poi l'ultimo botto con le dimissioni di Tronchetti Provera