Il quotidiano La Sicilia ha pubblicato questa interessante riflessione di Pietro Busetta, condivido quanto afferma l'autore e vorrei dedicare l'articolo a tutti i siciliani.
Quella Sicilia che schiaffeggia se stessa
Contro il Ponte la parte ricca del Paese ma anche, da noi, l'incapacità di alcuni di difendere i propri interessi

Pietro Busetta
«Chissà se basterà il veto immediato al Ponte sullo Stretto di Messina a rassicurare il Nord produttivo che si sente negletto, snobbato, incompreso da un centrosinistra accusato di rilanciare la secolare questione meridionale senza percepire il cuore della questione settentrionale». Cosi Alberto Statera su "Repubblica" di ieri inizia un fondo su una supposta questione settentrionale. In realtà riprende temi già trattati da molti quotidiani nazionali. Il "24 ore" in particolare si lamentava con un trafiletto di Lina Palmerini della scarsa rappresentanza degli interessi del Nord nel governo malgrado i 5 ministri del Piemonte. Insomma, i giochi si fanno più chiari per stessa ammissione dei commentatori dei quotidiani nazionali che evidenziano quello che forse noi, diretti interessati, ancora non abbiamo ben capito.
Anche se la parte più produttiva deve affrontare i problemi di competitività internazionale, in realtà questo Nord incompreso quelli più importanti li ha risolti, se è vero che qualche giorno fa Giacomo Vaciago affermava: «Pochi mesi di ripresa economica sono già bastati a far emergere in molte zone del Nord carenze di manodopera che non si sa come soddisfare». Quindi il problema principe della mancanza di lavoro , considerato che hanno un tasso di disoccupazione intorno al 3%,che proprio perché non più comprimibile viene definita frazionale, è superato. Peraltro con un tasso di attività vicino al 50%. Il fatto è che di fronte a progetti chiari e definiti, con scadenze certe ed immediatamente controllabili, cartina di tornasole per evitare confusione e fraintendimenti, i falsi promotori della Sicilia e del Mezzogiorno vengono allo scoperto.
E di fronte a progetti concreti sui quali investire risorse del Paese è facile che le forze politiche, pressate da esigenze altrettanto forti della parte più ricca, ma in quel caso consapevolizzati e diffusi, arretrino e trovino in un facile e non costoso, in termini elettorali, disimpegno una via di fuga comoda. Per ritornare ad una politica di un governo centrale che si ricorda del Sud quando viene a chiedere i voti. Tutto ciò sta avvenendo con il progetto per il Ponte sullo Stretto.
Ma mentre è corretto che di fronte a risorse che vengono destinate alla parte debole del Paese vi sia una levata di scudi da parte di quella ricca che teme, in presenza di fondi scarsi, di non poter portare avanti i propri progetti, non si capisce l'incapacità di difendere i propri interessi di chi, parente povero, viene schiaffeggiato. Perché ormai è chiaro che vi sono una serie di categorie, tra coloro che da noi si oppongono al Ponte sullo Stretto e che rendono più complessa qualunque battaglia di richiesta di riconoscimento di una struttura epocale che dovrebbe finalmente far puntare gli occhi sulla parte negletta e abbandonata del Paese, che rendono più deboli le nostre rappresentanze parlamentari:
1) Gli illusi: coloro che pensano che i soldi sono in un cassetto, e che prima destinati a tale infrastrutturazione poi saranno dirottati su altri lavori pubblici più urgenti nelle nostre realtà.
2) I demagoghi-no a tutto: coloro che per principio si oppongono a qualunque operazione di modernizzazione al sistema produttivo italiano. No TAV, no Mose, no termoconvertitori, no alta velocità ferroviaria.
3) I fedeli: coloro che di fronte al partito che dice che il Ponte non è una priorità si allineano incapaci di prendere una posizione autonoma, in genere costosa in termini di inserimento nelle strutture politiche.
4) Gli ambientalisti: coloro che vogliono una natura incontaminata e lasciata integra e che, contrastati adeguatamente nelle parti dove gli interessi economici sono più forti, trovano facile riscatto nelle aree deboli. In genere sono equamente distribuiti nei diversi partiti.
5) I risparmini: coloro che pensano che sono troppe le risorse da impiegare. Dimenticando che di fronte ai 3,8 miliardi del progetto del Ponte, tutti capitali di rischio, vi sono un mare di soldi statali, questi sì, come i 2,5 dedicati alle Olimpiadi di Torino, il miliardo circa per la sola stazione ferroviaria di Firenze, i circa 3 per la linea C di metropolitana di Roma. Costoro si pongono al risparmio solo per le risorse che devono essere destinate al Sud.
Ovviamente la battaglia è ancora aperta anche se la sconfitta è annunciata. L'esito dipenderà molto da quanto si riterrà dannoso il blocco per la coalizione politica di centrosinistra. Se sarà ininfluente, rispetto alla propria sopravvivenza, la partita sarà chiusa velocemente e noi meridionali, come le stelle di Cronin, staremo a guardare gli altri correre sui treni ad alta velocità che da Napoli vanno fino a Milano dai nostri romantici carri ferroviari dell'Ottocento.
Fonte: La Sicilia